Shading in the real world: Barry X Ball

A pearl: 3D scanned sculptures, rebuilt with exotic materials. Subtle artistic operation. Translucent marbles, awesome blacks. Icing on the cake, “Unique forms of continuity in space”.

Since I’m used to change materials at will while working on 3d models, I really appreciate this research, that’s quite the same thing but done in the real world.

Barry X Ball

Walking City

Walking City from Universal Everything on Vimeo.

A slowly morphing walking sculpture, adapting to the environment she encounters: a very clever interpretation of the city, and particularly of contemporaneity.
Very good technique, aestethics and direction.

Clet Abraham

Segnalo una artista che non conoscevo, il quale, qualche mese fa, ha creato un certo dibattito con un’installazione a Firenze. Si trattava di una statua dell’”uomo comune”, creata in contrapposizione al celeberrimo teschio di diamanti di Damien Hirst, esposto in quei giorni nella stessa città. L’intento dichiarato, a parer mio, era più che nobile: restituire l’arte a noi poveri mortali. Il mezzo, viceversa, mi sembra abbastanza misero, considerata l’incomprensibilità dell’installazione agli occhi dell’uomo comune medesimo; rimane perciò un’affermazione intellettuale rivolta agli intellettuali sul valore universale e democratico dell’arte: timida nella migliore delle ipotesi, contraddittoria nella peggiore.

Chagall

Dal 22/12/2010 al 23/03/2011, Museo dell’Ara Pacis

Mi piace poco, Chagall. E’ un giudizio assolutamente personale.
Quel che mi rimane della mostra è un’ulteriore conferma di una consapevolezza che sento, e che di fronte ai suoi quadri si è fatta granitica: penso che la mia generazione abbia bisogno di Bellezza, pura e semplice.
Chagall non è “bello” in senso stretto, temi forme e colori sono poco digeribili, non hanno nulla di assoluto, sono del tutto soggettivi, come lo stesso artista ha più volte spiegato. Bene, dicevo che sento che questa nostra società ha bisogno di un valore assoluto, di una bellezza semplice, diretta, più canonica, tendente all’oggettività (spero che nessuno sia in disaccordo sul fatto che esistono delle cose oggettive).
Chagall faceva parte di una certa generazione che, oltre ad esperienze artistiche indipendenti come la sua, ha visto le avanguardie e tanta sperimentazione; io oggi sento il bisogno di un fisiologico ritorno alla realtà, alla luce, a pochi concetti, alla bellezza per sé.
Questo mi ha lasciato la mostra, la sensazione del contrasto fra tempi e generazioni relativamente vicini nel tempo, ma molto diversi.

Lucas Cranach

15 ottobre 2010 – 3 marzo 2011, Galleria Borghese

Scrivo di seguito di un’altra mostra, appena conclusa, e con un’altra Giuditta.
Non mi è piaciuta granchè, si tratta di un mondo e uno stile che nella loro ingenuità non mi affascinano.
I curatori della mostra hanno saggiamente approfittato delle opere permanenti della Galleria Borghese per metterle a confronto, di tanto in tanto, con i pezzi di Cranach, per affinità tematica o contemporaneità. Basta vedere il confronto con questo contemporaneo Raffaello, com’era lì in mostra, per rendersi conto della differenza nel sentire che c’era tra l’Italia e il centro Europa.



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