Ce n’è per tutti

Esce oggi nelle sale il film “Ce n’è per tutti”, opera seconda di Luciano Melchionna, con Lorenzo Balducci e Stefania Sandrelli.

Ho avuto il piacere di collaborare con Vision alla realizzazione di una scena che prevedeva la ricostruzione full-3d del colosseo e dell’area circostante, con la renderizzazione di un taglio panoramico a volo d’uccello. La scena è inserita in apertura del film e del trailer
(http://www.mymovies.it/film/2009/cenepertutti/trailer/).

Mi sono occupato del setup dell’illuminazione, prendendomi cura dell’effetto complessivo, e preparando 4 soluzioni alternative, per simulare diverse ore della notte e dell’alba, tra le quali il regista avrebbe poi scelto. Ho studiato poi le soluzioni tecniche per illuminare varie tipologie di oggetti e spazi: le emergenze architettoniche, le aree adiacenti, le strade secondarie. Ognuna di queste ha richiesto soluzioni diverse, via via più semplificate man mano che ne descresceva l’importanza, fino ad arrivare all’uso di semplici luci lineari per illuminare gli edifici sullo sfondo.


Sopra: Una bozza semidefinitiva prima della renderizzazione e del compositing. Le differenze con i fotogrammi finali (pubblicati sopra) sono evidenti, nei colori e nei contrasti.


Sopra: quattro soluzioni di illuminazione, con leggére variazioni di colori e intensità, per simulare diverse ore della notte.

Particolare attenzione abbiamo dedicato alla realizzazione degli effetti glow delle lampade, per avere una buona base da rifinire poi in compositing. Per rimanere entro tempi di rendering accettabili, abbiamo usato dei semplici piani mappati con un’immagine pre-renderizzata di un effetto glow di Max.

Infine, mi sono occupato della vegetazione, che doveva essere realizzata nel modo più semplice possibile. Abbiamo deciso di adottare la soluzione più estrema, utilizzando modelli totalmente autoilluminati, simulando la luce ambientale e il fogliame con diversi livelli di gradient e noise.

Nel complesso, il risultato è più che soddisfacente, tenendo conto delle risorse e del poco tempo a disposizione.
Si è trattato di un lavoro interessante, e devo dire mentalmente meno impegnativo rispetto allo standard dei lavori di architettura di cui mi occupo di solito. La ricostruzione digitale di una realtà esistente è un gioco a chi copia meglio, e a chi trova le soluzioni tecnicamente meno dispendiose sia in termini di lavorazione che di tempi di calcolo.

Rapportarmi con Luciano Melchionna e Tarek Ben Abdallah (direttore della fotografia) è stato molto piacevole, sia per la loro cortesia e serietà, che per la novità di dovermi relazionare tecnicamente con un mondo che non conosco. Ad esempio, nella scelta fra le soluzioni di illuminazione proposte ha giocato un ruolo determinante la congruenza con la luce dei tagli immediatamente precedenti; o ancora, nella calibrazione dei colori mi sono state molto d’aiuto le indicazioni di Tarek e Rodolfo Migliari (Vfx Supervisor) riguardanti la densità degli istogrammi dei vari canali.

A questo proposito, brevemente, volevo spiegare quella che per me e i miei colleghi architetti è un’assoluta novità: mentre nel rendering architettonico il “colore” è quello che si vede a occhio nudo, nel cinema questo non è vero. Poichè si lavora ad una profondità in bit maggiore (32 anzichè 8 o 16) e poichè il risultato finale è quello della sala, dove il proiettore apporta modifiche notevoli a contrasti e colori, è necessario mantenere molte più informazioni rispetto a quelle visibili. Il mio lavoro, perciò, doveva garantire una certa quantità e densità di dati in ogni canale di colore, in modo che chi avesse effettuato poi la color correction potesse esserne agevolato. Sostanzialmente, si è trattato di tenere in considerazione più la catena di lavorazioni nel suo complesso, che la ricerca di una resa estetica finita e rifinita; tale condizione ha aggiunto un notevole elemento di interesse e complessità a questa esperienza.