Appartamento privato
Questo è un buon esempio di progetto in cui il supporto dello strumento tridimensionale è stato fondamentale in tutte le fasi del processo, dall’ideazione alla costruzione, raro esempio, per me, in cui ho potuto partecipare in prima persona al suo sviluppo passo dopo passo, oltre ad avere il piacere di vederlo poi realizzato. E’ un esempio abbastanza poco frequente, perchè ormai gli aspetti estetici/comunicativi e quelli costruttivi/esecutivi della progettazione seguono procedure sempre più separate e specializzate. Le modeste dimensioni dell’incarico hanno sicuramente favorito questa unione di competenze in un unico, ristretto flusso di lavoro.
Si trattava di un intervento su un appartamento in una palazzina degli anni ‘20, una ristrutturazione estesa e complessa sotto molti aspetti, tra i quali ha giocato un ruolo centrale la progettazione di una scala elicoidale che doveva raccordare spazi interni ed esterni su tre livelli, sviluppandosi all’interno di una doppia altezza.
A partire dagli schizzi, dalle piante e le sezioni del progetto di massima della scala, bisognava verificarne l’effetto in tre dimensioni, studiare il rapporto di un oggetto così vistoso e contemporaneo con l’atmosfera complessiva dell’ambiente, e definirne poi esecutivamente la forma, anche in relazione ad un’esigenza fondamentale: renderla praticabile, cosa per nulla scontata e anzi abbastanza complessa, data la scarsità di spazio a disposizione e le evoluzioni virtuose compiute dalla scala nel disegno originale.
Descrivo brevemente di seguito i vari step che abbiamo compiuto, perchè il procedimento seguito mi sembra abbastanza interessante.
1. Concept
Come prima cosa abbiamo verificato in tre dimensioni l’effetto spaziale della scala nella sua vista principale, corrispondente all’ingresso nell’appartamento. Semplicemente, ho riportato in 3D il concept già realizzato su carta, per ottenere risposte su alcune questioni: una prima idea della spazialità, il rapporto con la luce, il rapporto con l’atmosfera che gli architetti volevano conferire a questo spazio, elegante e calma come le abitazioni di quel periodo, ma per altri versi contemporanea.
L’aspetto interessante di questa immagine risede nella sua vaghezza. Consapevolmente, abbiamo mantenuto un certo grado di non-definizione, nell’inquadratura, nei materiali, nella sfocatura. In questo modo, l’immagine ha potuto svolgere il ruolo richiestole, cioè l’essere strumento di verifica e riflessione, senza aggiungere una prematura definizione, sotto alcun aspetto. Così come lo schizzo si fa con la matita grossa, perchè le idee sono ancora fluide, allo stesso modo un rendering di studio può mantenere un’indefinitezza tale da favorire lo sviluppo del progetto, piuttosto che ucciderlo fermando prima del tempo i dettagli.
2. Progettazione definitiva
Il secondo step dopo il progetto di massima (che non aveva fatto uso del 3D), naturalmente, era il progetto definitivo. In questa fase, era necessario progettare una forma finale e dare alla scala la massima praticabilità; da questo momento in poi, siamo passati da uno strumento tridimensionale di verifica estetica come 3D Max a un CAD vero e proprio, cercando il massimo controllo possibile sulla misura.
Per ricostruire la forma della scala, siamo partiti dal dato funzionale: cominciando da zero, abbiamo riportato in tre dimensioni le pedate “al finito”, verificandone e correggendone la geometria. Abbiamo momentaneamente messo da parte tutte le curve presenti, lavorando solo con le spezzate che derivavano dall’andamento dei gradini.
Il procedimento è stato abbastanza complesso, perchè le variabili in gioco erano diverse: misura e numero totale delle alzate, curvatura dell’andamento della scala, inclinazione delle pedate rispetto al raggio di curvatura. Con molto lavoro, siamo riusciti ad ottenere un’adeguata praticabilità della scala nella mezzeria, massimizzando ciò che lo spazio e la pianta ci concedevano.
Cosa fondamentale, è che tutto questo procedimento è stato svolto servendosi solo di punti e linee nello spazio, anzichè di solidi o superfici: i wireframe che vedete sono tutti veri e propri fil di ferro. Questo ha permesso di mantenere uno stretto controllo su tutti gli spigoli dell’oggetto, senza doversi distrarre con le superfici che ne sarebbero derivate. Non era la prima volta che usavo questo procedimento, che ho poi scoperto essere quello corrrentemente usato nell’industria del design.
Contemporaneamente a questo lavoro, abbiamo tenuto sotto controllo le altre parti della scala, che discendevano dalla forma dei gradini: l’intradosso, ottenuto con un offset punto per punto, e i parapetti. Particolare attenzione meritava proprio lo spessore sottostante i gradini, poichè essendo estradossato e sempre ben visibile, necessitava di una forma fluida e continua. Ad esempio, in quest’immagine di dettaglio è possibile vedere il segno rosso con cui abbiamo rimpiazzato il profilo sovrastante, che era il risultato ottenuto acriticamente nel procedimento sopra descritto, facendo l’offset della congiungente i gradini. In questo come in altri punti, perciò, abbiamo ridefinito la forma dell’intradosso servendoci di alcuni inspessimenti, modellati a piacere, che mutassero il profilo, per portarlo dal caotico risultato di un ragionamento funzionale che era, ad essere un elemento ordinato, esteticamente gradevole, e anzi protagonista.
Il risultato finale è costituito da questo wireframe, in cui i gradini guidano tutte le altre forme presenti, e in cui è possibile notare, in diversi punti, le linee spezzate che da essi discendono.
3. Progettazione esecutiva
Fermato l’andamento della scala e definite con precisione le alzate e le pedata, non rimaneva che inserire nuovamente le curve per completare l’esito estetico. Questo è stato abbastanza facile, poichè nella maggior parte dei casi è stato sufficiente interpolare delle spline dalle polilinee esistenti. In altre parole, le curve principali sono state ottenute automaticamente ripetendo dei semplici comandi, perchè le spezzate già seguivano le curve della pianta di massima.
In altri punti più delicati, ovviamente, alcune curve sono state poi corrette manualmente.
Come risultato abbiamo ottenuto un altro wireframe, questa volta costituito da curve, che rappresenta la forma finale della scala, con un notevole grado di precisione, nell’rdine dei millimetri.
4. Modellazione delle superfici
Sulla base del wireframe finale, passando nuovamente dal CAD a 3D Max, abbiamo aggiunto le superfici; operazione abbastanza semplice anche questa, perchè avevamo tenuto costantemente sotto controllo i profili generatori dei punti dove sarebbero sorte doppie curvature.
Così facendo, abbiamo ottenuto il modello finale, che non ha poi subito altre modifiche se non per qualche dettaglio secondario.
5. Test della forma
Contestualmente, abbiamo verificato che tale forma definitiva fosse esteticamente soddisfacente, usando a questo scopo un modello molto semplice, a mo’ di maquette, in cui fossero presenti alcuni elementi esterni alla scala come accessi e pianerottoli, e soprattutto la luce, così da verificarne l’effetto sulle superfici curve.
Anche qui, faccio notare il valore strumentale del 3D rispetto al processo progettuale: un obbiettivo chiaro, da verificare con operazioni chiare, piuttosto che un’immagine d’effetto, inutile in questa fase.
6. Sviluppo delle superfici (fine della fase esecutiva)
Verificato il modello finale, abbiamo potuto finalmente sviluppare le superfici, servendoci di strumenti appositi. Questo disegno, successivamente quotato, ha costituito lo strumento più importante che è stato fornito al costruttore per realizzare la scala. Alla fine di un lungo procedimento, quindi, abbiamo trasmesso semplicemente il disegno di queste quattro superfici (oltre agli intradossi, naturalmente) che costituiscono l’esterno dei quattro parapetti.
Chiaramente, si tratta di forme che non sarebbe mai stato possibile immaginare e disegnare senza l’aiuto di un 3D.
Faccio notare il paio di punti dove i gradini si discostano dallo spessore standard della soletta, quei punti dove, come descrivevo sopra, tale spessore è stato aumentato per esegenze esclusivamente estetiche.
7. Presentazione
Finalmente, ho potuto mettere mano alle immagini di presentazione per il cliente, passando alla tipica fase che di solito mi compete, dove la precisione e la funzione non contano più nulla e l’effetto estetico diventa preponderante. L’immagine pubblicata in apertura del post fa parte di questa serie.
8. Real-time
Poichè lo spazio si prestava in maniera eccellente, con -Scape abbiamo deciso di usare questo progetto come test per la realizzazione di una scena in real-time, vale a dire navigabile interattivamente in tempo reale, come se si trattasse di un videogioco. In maniera abbastanza fortuita, abbiamo dunque aggiunto anche questo all’elenco già esteso dei mezzi che avevamo per rappresentare il progetto. Pubblico uno screenshot preso direttamente dalla scena.
9. Foto
Poter vedere il risultato vero e concreto di questo processo cui ho partecipato, devo dire, è stato di una soddisfazione estrema. La scala è stata realizzata in maniera perfetta, con una grande precisione, e ritrovare nello spazio reale le curve che abbiamo pensato e accudito per mesi è stato molto molto bello. Una vera emozione.
Tornando all’aspetto estetico, sono rimasto stupito una volta di più di come l’imprevedibilità dello spazio reale porti una ricchezza nel volume e nella luce che, a priori, è difficile immaginare. Rispetto a queste foto, i render sono poveri, troppo puliti: non parlo di realismo, ma piuttosto di ricchezza. Sicuramente, un elemento di qualità che manca nei render è costituito dai neri, cioè le parti scure delle superfici, che invece nelle foto escono in tutta la loro bellezza. Devo dire che in generale la clientela degli architetti è molto poco propensa a concedere l’uso di questi neri, e io credo sia un errore; in generale ci si accosta ad essi con timore, c’è paura che il committente poi non apprezzi il risultato. A me invece sembra che un’immagine più ricca, come queste foto, non possa che far piacere anche al committente.
Ad ogni modo, ora non intendo sminuire la riuscita dei render, poichè hanno una propria estetica, morbida e serena, io credo molto congruente con questo progetto, e una buona riuscita. Mi rammarico di tanto in tanto, però, di non usare i neri (per abitudine, per lo più) in progetti, come questo, dove si presterebbero magnificamente.
















