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Trends per il 2010

Torno a scrivere qualche considerazione sul panorama attuale del rendering, in particolare di architettura, come feci quattro anni fa (link).
In quel testo esprimevo per la prima volta qual’era, sostanzialmente, il mio punto di vista sul rendering e sullo spazio digitale, in un momento in cui da poco i software di rendering avanzati -dotati di calcolo della GI in primo luogo- avevano raggiunto le grandi masse di utenti cui siamo abituati adesso; un momento, quindi, in cui l’industria come la conosciamo oggi aveva appena mosso i suoi primi passi.

Ora, dopo qualche anno, mi sembra il momento di tornare sull’argomento. Nel frattempo, naturalmente, il progresso dei mezzi e la relazione con ambiti non propriamente digitali -o tridimensionali- hanno portato delle novità nella maniera comune di fare immagini. Non meramente dei miglioramenti tecnici, ma dei veri e propri caratteri nuovi che hanno fatto comparsa, e che diventano via via sempre più “necessari” per il confezionamento di un buon rendering.
In qualche momento, nell’ultimo anno, mi sono saltate all’occhio due caratteristiche in particolare, entrambe molto interessanti.


Glow / Glare / Bloom o la Diffrazione

Avatar, un capolavoro di cinema spazzatura

Dico subito: un capolavoro di estetica, in un film da quattro soldi.
Di soldi ne hanno spesi tanti, per la realizzazione degli effetti, che costituiscono da soli il 90% dell’opera; tuttavia, avrebbero potuto mettere ben più a frutto questa spesa e dare un po’ di sostanza a tutti gli aspetti che non fossero quelli visivi.


Perché è un capolavoro: non è scontato, non basta dire che è bello.

Il primo dato è che si rimane subito storditi dal delirio estetico proposto dagli autori: toni sparati, fluorescenze, luccichini, una vera meraviglia per gli occhi; e poi forme, curve,  appendici di ogni tipo. Una natura grassa, ripugnante e allo stesso tempo bellissima, come certe creature marine del mondo reale. Costoro, insomma, non si sono fatti mancare nulla; hanno dato vita a un’immenso paese dei balocchi, in cui qualsiasi idea e qualsiasi estetica potevano trovare posto.

Trend per il 2006 (e oltre)

Pubblico nuovamente un breve scritto che inserii nella versione precedente del mio sito alla fine del 2005. Con soddisfazione, posso dire che un po’ ci avevo visto giusto.
- English text following -


ciò che conterà nelle immagini renderizzate

Indico di seguito alcuni elementi che negli ultimi tempi si sono imposti con forza nell’ambiente della grafica tridimensionale, e che mi sembrano avere un’importanza notevole in relazione a categorie di espressione più generali, nonché un’assonanza con i fatti della contemporaneità e della vita quotidiana. Dunque non soltanto novità tecniche (peraltro ormai ben consolidate) o fenomeni passeggeri, ma possibili chiavi di interpretazione di quello che è e che sarà in tempi vicini. Questi elementi sono effetto indiretto della situazione attuale del mondo che ci circonda, dello stato delle arti, delle mode; li abbiamo trovati e continueremo a trovarli, sempre più insistentemente, nelle più disparate forme di espressione.

Niki de Saint Phalle e il corpo della donna

Sono stato alla mostra su Niki de Saint Phalle al Museo del Corso (Roma, 4 ottobre 09 – 17 gennaio 2010). Non mi ha particolarmente impressionato, anzi, e non ne scriverei se non fosse per l’ossessiva ripetizione dell’archetipo della donna, che figurativamente mi attrae molto, e che qui a mio parere ha un interessante punto di contatto e di antitesi con la produzione di Costantino Nivola. In entrambi torna costantemente questa figura femminile arcaica, che non si può non mettere in relazione alle rappresentazioni preistoriche della donna.

Morelomo

Mi sono imbattuto in un’applicazione, “Morelomo”, che replica l’effetto della lomografia usando la fotocamera dell’iPhone. Confesso che non sapevo che cosa fosse la lomografia. Mi sono documentato:
lomografia (wikipedia italiana …una volta tanto la voce italiana è migliore della corrispettiva inglese)
lomography (wikipedia inglese)
wikimedia commons (galleria di foto)
società internazionale della lomografia

In poche parole, comunque, si tratta di una fotografia che ha due caratteristiche peculiari:
- satura molto i colori, il che può creare anche strani effetti. Vale a dire, i colori sembrano non stare al loro posto.
- crea una forte vignettatura intorno all’immagine.
Altre tipologie di “happy accidents” come sfocature e strani effetti di esposizione sono diventate poi parte della lomografia.
A partire da queste caratteristiche tecniche, alla lomografia è stata associata la filosofia “don’t think, just shoot”.



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